Il 2015 segnerà la fine degli MMORPG?

Il 2015 segnerà la fine degli MMORPG?

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Questo 2014 è stato una delusione per gli amanti degli MMO, tanto che l’espansione di un gioco che ha 10 anni ha riscontrato un enorme successo. Parlo di World of Warcraft. Sia vecchi utenti del gioco Blizzard, sia nuovi giocatori che non avevano mai messo piede su Azeroth, hanno a novembre attivato il loro account, portando il celebre MMO dai 6.8 mln di inizio 2014, ai più di 10 mln al lancio dell’espansione. Il record di account attivi su WoW risale però al 2010, quando con 12 mln di giocatori, la Blizzard poteva tranquillamente dire di possedere uno Stato.

Warlords of Dreanor è certamente un’espansione molto bella e coinvolgente, le quest seguono il lore di Warcraft ed è veramente interessante livellare in questo contesto (anche se un po’ troppo in fretta). Ciò non toglie, però, che un ritorno in massa su un gioco così vecchio, non possa altro che essere sintomo (grave) di una mancanza di alternative.

Il 2014 ha segnato un solco, a mio avviso, tra passato e futuro. Un futuro fatto di MOBA e di Multiplayer collaborativi, alla Destiny per intenderci. Ciò che ancora non si è visto, ahimè, è una vera fusione tra console e PC; ciò che ancora non si è visto, è una serie di giochi (di livello) pensati per Oculus Rift e affini; ciò che ancora non si è visto è il famigerato WoW-killer, che a questo punto temo non arriverà mai.

Forse il mercato è sazio di MMO che promettono contenuti incredibili e funzionalità next-gen, per poi puntualmente esaurirsi in una settimana di gioco?

O forse sono i giocatori a non avere più tempo (e soldi) per gli MMO?

A mio avviso il 2014 ha fatto luce su queste domande: chi non ha più tempo e soldi, gioca ad un MOBA, dove in 40 minuti ha fatto quello che su un MMORPG normalmente non fai in 3 ore. Gratis. I ragazzini, che invece di tempo ne hanno, e i soldi li chiedono a mammà, hanno trovato qualcosa di più semplice, e che allo stesso tempo gli permette di giocare in multiplayer. Perchè diciamocelo, i giocatori di oggi sono figli delle console, non certo dei PC. Quelli di domani, invece, sono figli degli smartphone. Ma questa è un’altra storia.

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